A
LEVANTE
storie di un film
1. Che cos'è A Levante?
- Edoardo Winspeare e Gustavo Caputo
2. Il "Cortone"- Marcella Libonati
3. La Caccia - Omar Dimonopoli
4. Ifonì - Stefano. Chiodini e Virginia Peluso
5. Quello del trenino - Antonella Gaeta, Pippo Mezzapesa, Gianni De
Blasi
6. Porto di Mare - Livio Romano, Andrea Baccassino, Gianluca Camerino
7. Il Nido - Mauro Marino, Carlo Maria Schirinzi
8. Eccomi - Alessandro Valenti, Roberto Vetrugno
A cura di Virginia Peluso e Omar Dimonopoli
Edizioni dell'Iride, Tricase (Le)- Luglio 2003
Le prime pagine del racconto
ESCLUSIVO!!!
di Andrea Baccassino
Porto di Mare: la vera storia, la nuda verità!
1. Orizzonti di gloria
Ma io me ne stavo tanto in grazia di Dio al mio
computer a lavorare a 'sto benedetto romanzo… Why, oh why ho risposto al cellulare?
Le mani dovevo spezzarmi! Dovevo restare concentrato e far almeno finta di
non sentire gli squilli, visto che ero stato così stolto da non spegnere l'attrezzo
infernale prima di mettermi al lavoro. Vabbè:
- Pronto?
- Andrea, ciao sono Livio. Senti, non è che ti andrebbe di aiutarmi a scrivere
una sceneggiatura?
- Ce gghete?!?!
- …
- Beh… sì… però voglio essere pagato.
- …
- Vabbè meh, gratis.
- ! (e ringrazia Dio che non paghi tu).
Quando ero alle medie mi chiamavano il regista. Ovviamente mi prendevano per il cubiiiiplo. Scrivevo racconti e commedie e non mi perdevo un film di Dario Argento. C'era un tizio in particolare, uno che conoscevo da quando ancora vivevo nella culla, che si divertiva un mondo a farmi battutine spiritose tipo: - Quando giri un film poi chiamami, che voglio farti da produttore. Sono traumi, questi. Nei miei sogni di imberbe scolaretto mi vedevo scostare le pesanti cortine nere di una sala cinematografica, entrare e vedere sullo schermo
Un film di
ndrea Baccassin
senza la prima e l'ultima lettera, perché il nome era scritto a caratteri così grandi che nello schermo tutto intero non c'entrava. Più avanti con gli anni ho continuato a scrivere ma nella mia testa (nel cuore no) la passione per il cinema è passata dal primo piano al campo lungo con una lenta lenta zoomata, fino a dissolversi. Ma, come dice Venditti, certi amori non finiscono: fanno dei giri immensi e poi ritornano! Ed ecco che in un caldo pomeriggio di maggio mi squilla al telefono la possibilità di scrivere una sceneggiatura. Sarebbe stato un lavoro a quattro mani e sarebbe stato un cortometraggio. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare, no? Bene. Mi sono ficcato in uno dei meandri più polverosi del mio cervello, quello che io chiamo lo sgabuzzino, per ritrovare le mie nozioni di cinematografia spicciola che tanti anni fa ho messo da parte. Stavano tutte in una scatola di cartone, impolverata, ricoperta di ragnatele, sullo scaffale più alto dello sgabuzzino. Ho recuperato la scatola, le ho dato una spazzolata per togliere le ragnatele, mi sono liberato dei parassiti con due colpi di tosse e l'ho aperta. C'era ancora tutto, un po' ingiallito ma sostanzialmente intatto. Mi sono messo al lavoro. Non so quante versioni esistano della sceneggiatura di Porto di Mare: a un certo punto ho perso il conto, anche perché oltre a me e Livio Romano (una specie di Peter Sellers de no' antri) un bel po' di altra gente ci ha messo in qualche modo del suo: dal regista Gianluca Camerino (una specie di Peter Jackson più magro) all'ineluttabile Winspeare (una specie di Francesco Nuti più affascinante) alla mia personal editor nonché denigratore artistico Angela Colapietro (nessun paragone, baby!).

